I grassi che fanno bene

I grassi che fanno bene

I grassi che fanno bene

Capitolo 1: grassi saturi sì, ma quali?

Il nostro benessere dipende da svariati fattori, in larga parte dal nostro stile di vita e dall’alimentazione che adottiamo ogni giorno.

Avremo certamente sentito parlare di grassi, ma forse non tutti sanno che sotto questo termine rientra una grande varietà di molecole che di fatto hanno un impatto molto diverso sulla nostra salute.

I grassi, noti anche come lipidi, formano la membrana cellulare e rivestono la superficie degli organi interni creando una protezione sia meccanica sia isolante dal punto di vista termico, favoriscono l’assorbimento intestinale delle vitamine liposolubili (A, D, E, K) e di molecole bioattive quali alcuni polifenoli ed i carotenoidi, e come ben sappiamo i livelli ematici di colesterolo e trigliceridi.

Non dimentichiamo inoltre, che sono costituenti fondamentali degli ormoni sessuali e steroidei.

Insomma, potremmo dire che senza grassi non esisteremmo!

Perché allora spesso sentiamo parlare dei grassi in senso negativo?

Certamente sotto il profilo energetico pesano in modo consistente sulle calorie giornaliere perché a parità di grammi apportano più del doppio dell’energia fornita da proteine e da carboidrati (9 kcal vs 4 kcal).

Le linee guida per una sana e corretta alimentazione consigliano di utilizzare 3 porzioni di grassi al giorno, pari a 25-30 g, dando la preferenza all’olio extravergine di oliva, per raggiungere circa il 25-30% delle calorie totali della dieta.

Nonostante lo svantaggio calorico, è necessario classificare i grassi, così da saper distinguere quelli che realmente fanno bene, quelli addirittura essenziali all’organismo e quelli potenzialmente dannosi.

Non serve infatti riempire il frigorifero o la dispensa di prodotti “light”: alcuni alimenti che consideriamo “ingrassanti” sono infatti ben più salutari di quelli light, basta saper utilizzare i grassi giusti e nelle corrette quantità.

Oggi analizziamo da vicino i grassi saturi.

Sono caratteristici dei prodotti di origine animale: burro, strutto, lardo, formaggi in genere come caciotta, parmigiano o groviera, panna, insaccati e carni grasse. Ci sono però anche alimenti di origine vegetale che ne sono altrettanto ricchi, se non oltre, come gli oli tropicali (olio di palma e di cocco, karitè) presenti in molti prodotti preconfezionati, oppure il burro di cacao presente nel cioccolato.

Quando una dieta è troppo ricca di acidi grassi saturi (limite giornaliero pari al 10% delle kcal totali), il livello di colesterolo nel sangue può aumentare così come lo stato infiammatorio dell’organismo, alla base di malattie neurodegenerative.

Eliminare del tutto i grassi saturi dalla dieta è pressoché impossibile da fare, ma possiamo tuttavia fare alcune considerazioni.

Prendiamo ad esempio il burro, spesso demonizzato proprio per i suoi grassi prevalentemente di tipo saturo e per il contenuto di colesterolo: a parità di peso con l’olio (di qualsiasi tipo esso sia) apporta meno calorie, in virtù della composizione stessa che lo caratterizza, con un 17% circa di acqua.

Inoltre risulta essere più digeribile dell’olio stesso, in particolare se consumato crudo, grazie alla presenza di acidi grassi a catena corta, differenti da quelli a lunga catena degli oli vegetali.

Questo significa che dovremmo allora preferire il burro all’olio?

Assolutamente no, ma basterà saperlo utilizzare nelle giuste proporzioni e con una frequenza ridotta.

C’è chi a volte cerca un’alternativa vegetale, tipo margarina e panna vegetale, con la certezza di evitare così di assumere colesterolo.

Ma di certo ignora il retroscena del sistema produttivo di questi alimenti e purtroppo, come spesso accade, cade vittima di messaggi pubblicitari che enfatizzano certe caratteristiche nutrizionali, omettendo informazioni ben più importanti!

Spieghiamo meglio: margarina e panna vegetale nel migliore dei casi provengono da grassi vegetali saturi, già sopra citati, che vengono agglomerati con l’aiuto di additivi addensanti. Risultato? Avremo un prodotto senza colesterolo ma con una presenza superiore di grassi trans, a loro volta creati dai processi chimici e fisici necessari per l’estrazione dei grassi vegetali.

In altri casi invece il prodotto origina da grassi vegetali insaturi di scarsa qualità che vengono sottoposti all’idrogenazione, un trattamento industriale che trasforma i grassi insaturi in grassi saturi e trans. In etichetta troveremo tra gli ingredienti la parola “grassi idrogenati” oppure “grassi parzialmente idrogenati”.

Nel prossimo articolo proseguiremo l’argomento con una maggiore attenzione sui grassi trans e sul colesterolo. Vi saluto lasciandovi guardare la tabella sottostante: spendete ancora un minuto del vostro tempo e traete voi le conclusioni.

I grassi che fanno bene

per ogni informazione e approfondimento contattaci!

A.B.

 

1 Commento

  1. Grazie per queste informazioni, davvero utili a comprendere!

     

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