Vaffanciccia.com http://vaffanciccia.it essere a dieta mangiando alla grande Sat, 22 Apr 2017 10:59:03 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.8 113076676 I grassi che fanno bene http://vaffanciccia.it/i-grassi-che-fanno-bene/ http://vaffanciccia.it/i-grassi-che-fanno-bene/#comments Sat, 22 Apr 2017 10:59:03 +0000 http://vaffanciccia.it/?p=6284 I grassi che fanno bene Capitolo 1: grassi saturi sì, ma quali? Il nostro benessere dipende da svariati fattori, in larga parte dal nostro stile di vita e dall’alimentazione che adottiamo ogni giorno. Avremo certamente sentito parlare di grassi, ma forse non tutti sanno che sotto questo termine rientra una […]

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I grassi che fanno bene

Capitolo 1: grassi saturi sì, ma quali?

Il nostro benessere dipende da svariati fattori, in larga parte dal nostro stile di vita e dall’alimentazione che adottiamo ogni giorno.

Avremo certamente sentito parlare di grassi, ma forse non tutti sanno che sotto questo termine rientra una grande varietà di molecole che di fatto hanno un impatto molto diverso sulla nostra salute.

I grassi, noti anche come lipidi, formano la membrana cellulare e rivestono la superficie degli organi interni creando una protezione sia meccanica sia isolante dal punto di vista termico, favoriscono l’assorbimento intestinale delle vitamine liposolubili (A, D, E, K) e di molecole bioattive quali alcuni polifenoli ed i carotenoidi, e come ben sappiamo i livelli ematici di colesterolo e trigliceridi.

Non dimentichiamo inoltre, che sono costituenti fondamentali degli ormoni sessuali e steroidei.

Insomma, potremmo dire che senza grassi non esisteremmo!

Perché allora spesso sentiamo parlare dei grassi in senso negativo?

Certamente sotto il profilo energetico pesano in modo consistente sulle calorie giornaliere perché a parità di grammi apportano più del doppio dell’energia fornita da proteine e da carboidrati (9 kcal vs 4 kcal).

Le linee guida per una sana e corretta alimentazione consigliano di utilizzare 3 porzioni di grassi al giorno, pari a 25-30 g, dando la preferenza all’olio extravergine di oliva, per raggiungere circa il 25-30% delle calorie totali della dieta.

Nonostante lo svantaggio calorico, è necessario classificare i grassi, così da saper distinguere quelli che realmente fanno bene, quelli addirittura essenziali all’organismo e quelli potenzialmente dannosi.

Non serve infatti riempire il frigorifero o la dispensa di prodotti “light”: alcuni alimenti che consideriamo “ingrassanti” sono infatti ben più salutari di quelli light, basta saper utilizzare i grassi giusti e nelle corrette quantità.

Oggi analizziamo da vicino i grassi saturi.

Sono caratteristici dei prodotti di origine animale: burro, strutto, lardo, formaggi in genere come caciotta, parmigiano o groviera, panna, insaccati e carni grasse. Ci sono però anche alimenti di origine vegetale che ne sono altrettanto ricchi, se non oltre, come gli oli tropicali (olio di palma e di cocco, karitè) presenti in molti prodotti preconfezionati, oppure il burro di cacao presente nel cioccolato.

Quando una dieta è troppo ricca di acidi grassi saturi (limite giornaliero pari al 10% delle kcal totali), il livello di colesterolo nel sangue può aumentare così come lo stato infiammatorio dell’organismo, alla base di malattie neurodegenerative.

Eliminare del tutto i grassi saturi dalla dieta è pressoché impossibile da fare, ma possiamo tuttavia fare alcune considerazioni.

Prendiamo ad esempio il burro, spesso demonizzato proprio per i suoi grassi prevalentemente di tipo saturo e per il contenuto di colesterolo: a parità di peso con l’olio (di qualsiasi tipo esso sia) apporta meno calorie, in virtù della composizione stessa che lo caratterizza, con un 17% circa di acqua.

Inoltre risulta essere più digeribile dell’olio stesso, in particolare se consumato crudo, grazie alla presenza di acidi grassi a catena corta, differenti da quelli a lunga catena degli oli vegetali.

Questo significa che dovremmo allora preferire il burro all’olio?

Assolutamente no, ma basterà saperlo utilizzare nelle giuste proporzioni e con una frequenza ridotta.

C’è chi a volte cerca un’alternativa vegetale, tipo margarina e panna vegetale, con la certezza di evitare così di assumere colesterolo.

Ma di certo ignora il retroscena del sistema produttivo di questi alimenti e purtroppo, come spesso accade, cade vittima di messaggi pubblicitari che enfatizzano certe caratteristiche nutrizionali, omettendo informazioni ben più importanti!

Spieghiamo meglio: margarina e panna vegetale nel migliore dei casi provengono da grassi vegetali saturi, già sopra citati, che vengono agglomerati con l’aiuto di additivi addensanti. Risultato? Avremo un prodotto senza colesterolo ma con una presenza superiore di grassi trans, a loro volta creati dai processi chimici e fisici necessari per l’estrazione dei grassi vegetali.

In altri casi invece il prodotto origina da grassi vegetali insaturi di scarsa qualità che vengono sottoposti all’idrogenazione, un trattamento industriale che trasforma i grassi insaturi in grassi saturi e trans. In etichetta troveremo tra gli ingredienti la parola “grassi idrogenati” oppure “grassi parzialmente idrogenati”.

Nel prossimo articolo proseguiremo l’argomento con una maggiore attenzione sui grassi trans e sul colesterolo. Vi saluto lasciandovi guardare la tabella sottostante: spendete ancora un minuto del vostro tempo e traete voi le conclusioni.

I grassi che fanno bene

per ogni informazione e approfondimento contattaci!

A.B.

 

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La felicità abita in un pasto equilibrato http://vaffanciccia.it/la-felicita-abita-un-pasto-equilibrato/ http://vaffanciccia.it/la-felicita-abita-un-pasto-equilibrato/#respond Thu, 09 Mar 2017 15:53:13 +0000 http://vaffanciccia.it/?p=6268 La felicità abita in un pasto equilibrato Vaffanciccia non è una dieta ma una filosofia di vita. Seguire il suo manifesto, riassunto nelle regole che lo caratterizzano, è solamente il primo passo. Dovete comprendere, cari lettori, che noi non seguiamo le mode e non vogliamo insegnare niente a nessuno. Vogliamo […]

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La felicità abita in un pasto equilibrato

Vaffanciccia non è una dieta ma una filosofia di vita. Seguire il suo manifesto, riassunto nelle regole che lo caratterizzano, è solamente il primo passo.

Dovete comprendere, cari lettori, che noi non seguiamo le mode e non vogliamo insegnare niente a nessuno.

Vogliamo raccontarvi una esperienza di vita che ci ha regalato un benessere che prima non avevamo e che ha formato il nostro carattere migliorando la nostra forza di volontà e la capacità di autostima. Vaffanciccia è un esercizio di amore per se stessi e per le persone che sono nella nostra sfera del quotidiano.

Volersi bene è il segreto di ogni cosa e niente o nessuno dovrebbe impedirvelo, anzi VOI non dovete permettere che nulla possa impedire il vostro benessere.

Partite dal costruire un ragionamento legato alla nostra filosofia, fatelo vostro, lasciate che diventi il migliore alleato per sconfiggere i chili di troppo e la tristezza che talvolta si prova nel non riuscire a poterli controllare.

La strada non è affatto semplice da seguire ma se volete, un passo alla volta, possiamo aiutarvi a trovare la forza che è di sicuro dentro di voi.

Insieme, ogni giorno, possiamo vincere moltissime sfide ma la sfida più grande da combattere, legata ai chili di troppo, è una sfida solitaria che però può avere un supporto fortissimo nel nostro stile alimentare.

I pasti principali della vostra giornata, salvo impedimenti e diverse prescrizioni mediche DEVONO comporsi di Proteine, Carboidrati, Verdure, un quota di grassi ( meglio l’olio extravergine) e acqua.

Questo deve essere sempre applicato, senza scuse, senza fare chiacchiere e piagnistei.

Il digiuno e il salto del pasto non sono ammessi nella nostra regola di vita, chi fa questo si fa del male e noi di Vaffanciccia vogliamo che voi stiate bene e che ritroviate la felicità attraverso un benessere sia fisico che mentale.

Nessuno di voi è solo, siamo in tanti e non arrendetevi mai. Il peggiore veleno per la nostra mente si chiama GIUSTIFICAZIONE, ci riferiamo a tutte le scuse che con malcelata innocenza o auto compatimento applichiamo ogni volta che trasgrediamo le nostre regole.

Persino Pinocchio, il monello per eccellenza che del trasgredire regole ha fatto una bandiera, alla fine ha compreso che l’amore per se stessi e per le persone che contano su di noi.

Non mollate mai la presa, potete farcela, non lasciatevi andare mai, siete persone forti anche se pensate di non esserlo.

Lasciatevi prendere per mano e vivete con la gioia che meritate il cibo ogni giorno.

Il cibo è nostro amico, ci da forza e ci sorregge. Senza di esso non potremmo vivere, non dimenticatelo mai. Al tempo stesso ricordate che se si dimentica la sua funzione si possono avere gravissimi problemi di salute e non solo.

Vaffanciccia è il risultato di un gesto di consapevolezza alimentare che ha portato la felicità sulla tavola di tantissime persone e saremmo davvero felici se decidessi portarla anche sulla tua!

SMT

 

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Miele, zucchero di cocco e altri zuccheri: impariamo a conoscerli http://vaffanciccia.it/miele-zucchero-cocco-altri-zuccheri-impariamo-conoscerli/ http://vaffanciccia.it/miele-zucchero-cocco-altri-zuccheri-impariamo-conoscerli/#respond Fri, 03 Mar 2017 07:01:33 +0000 http://vaffanciccia.it/?p=6263 Miele, zucchero di cocco e altri zuccheri: impariamo a conoscerli Proseguendo il nostro percorso didattico nel mondo degli zuccheri in questo articolo analizziamo altri sostituti del saccarosio e le loro proprietà. Un prodotto certamente molto amato e ricercato dagli amanti del “naturale” è il miele. Il miele è un perfetto […]

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Miele, zucchero di cocco e altri zuccheri: impariamo a conoscerli

Proseguendo il nostro percorso didattico nel mondo degli zuccheri in questo articolo analizziamo altri sostituti del saccarosio e le loro proprietà.

Un prodotto certamente molto amato e ricercato dagli amanti del “naturale” è il miele.

Il miele è un perfetto energetico naturale, la cui composizione esatta, e quindi il tipo di zuccheri contenuti, risulta condizionata primariamente dal tipo di pianta scelta dall’ape per la sua raccolta, ma anche dalle condizioni ambientali.

Possiamo dire che lo zucchero prevalente è il fruttosio (38%) seguito dal glucosio (30%). Altri oligosaccaridi, come il maltosio, l’isomaltosio e il maltulosio, sono presenti in quantità minori.

Assai rinomate del miele sono le proprietà ed i relativi effetti benefici, che variano nello specifico in base al tipo di piante che hanno prodotto i nettari iniziali, infuenzandone inoltre colore e profumo a seconda della composizione e delle stagioni.

Da numerosi studi condotti sul miele si è rivelata la presenza di numerose sostanze di interesse biologico e nutrizionale, tra cui oltre 20 tipologie di zuccheri ma anche acidi organici, vitamine idrosolubili, composti antiossidanti (flavonoidi, terpeni, derivati dell’acido cinnamico), sali minerali (ferro, rame, sodio, calcio, magnesio, fosforo ed altri) e diversi enzimi.

La presenza di queste sostanze e l’ipotesi che potessero avere un ruolo nei fenomeni metabolici organici, hanno indotto a promuovere numerosi studi sperimentali e clinici, attraverso i quali si sono potute verificare varie applicabilità del miele a scopo nutrizionale, preventivo e curativo, oltre che come alimento.

L’origine del colore del miele è ancora invece da individuare: i ricercatori hanno proposto diverse ipotesi, attribuendo un ruolo a carotenoidi e polifenoli, oppure ai prodotti di una caramellizzazione lenta, ma ancora non è stata identificata con sicurezza la sostanza che colora in modo diverso i mieli.

Per quanto concerne l’apporto calorico del miele è bene prestare attenzione!

Il peso specifico del miele è infatti differente da quello del comune zucchero, quindi a parità di volume avremo un apporto calorico maggiore. Diverso è invece il raffronto in peso: 5 g di miele avranno infatti un apporto calorico inferiore a 5 g di zucchero.

Inoltre occorre sapere che il miele non è indicato per la preparazione di dolci in quanto la cottura al di sopra dei 45° C trasforma il suo gusto dolce in leggermente amaro.

Infine, attenzione agli acquisti che fate al supermercato. Capita infatti sempre più spesso di trovare in commercio mieli di importazione, meno costosi di quelli nazionali, cui fanno concorrenza.

I mieli di importazione costano sì meno di quelli di produzione nazionale, ma non offrono le stesse garanzie.

Nella lettura delle etichette prestate invece bene attenzione al tipo di miele eventualmente presente tra gli ingredienti.

La legge italiana recepisce la direttiva europea in materia e definisce “miele industriale” quello “che è adatto all’uso industriale o come ingrediente in altri prodotti alimentari destinati ad essere successivamente lavorati e che può: a) avere un gusto o un odore anomali; b) avere iniziato un processo di fermentazione, o essere effervescente; c) essere stato surriscaldato”.

Il miele industriale è quindi un prodotto di scarsa qualità, con un gusto ed un odore anomali che risulta essere non/non più adatto al consumo diretto, perché i parametri di composizione non corrispondono a quelli di un prodotto fresco e “di qualità”.

Nella nuova frontiera dei dolcificanti naturali un posto d’onore occupa sicuramente lo zucchero di cocco, ottenuto dai fiori della palma da cocco coltivata in maniera non intensiva a Bali. Il prodotto che si ricava è uno zucchero non raffinato di colore marrone, dal sapore intenso e fruttato (simile allo zucchero di canna integrale), ricco di oligoelementi quali ferro, zinco, potassio e vitamine come la B1, B2, B3 e C.

Lo zucchero di cocco contiene 63% saccarosio, 3% di fruttosio e 1% di glucosio (oltre 4% di inulina e 19% di altri polisaccaridi) ed ha un indice glicemico di 35, vale a dire basso.

Per mantenere il basso impatto glicemico di tale zucchero nella preparazione di dolci è utile combinarlo con proteine di buona qualità (uova, frutta secca oleosa) e grassi buoni (es. burro ghee e olio extravergine di cocco). Meglio evitare invece combinazioni dello zucchero di cocco con sole farine di cereali (anche se integrali).

Dal punto di vista calorico è bene precisare che lo zucchero di cocco è molto simile allo zucchero bianco, per cui nonostante le numerose virtù ed il basso indice glicemico è bene consumarne una quantità limitata esattamente come si dovrebbe fare con lo zucchero classico.

AB

 

Leggi anche questo articolo… Zucchero e dintorni: impariamo a conoscerlo.

 

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Zucchero e dintorni: impariamo a conoscerlo http://vaffanciccia.it/zucchero-dintorni-impariamo-conoscerlo/ http://vaffanciccia.it/zucchero-dintorni-impariamo-conoscerlo/#respond Thu, 23 Feb 2017 07:20:26 +0000 http://vaffanciccia.it/?p=6256 Zucchero e dintorni impariamo a conoscerlo Negli ultimi anni la grande distribuzione ha ampliato notevolmente l’offerta di prodotti dolcificanti, calorici e non, al punto da rendere sempre più ardua la scelta per il consumatore. Tale offerta si accompagna a vere e proprie campagne di prevenzione per la salute contro lo […]

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Zucchero e dintorni impariamo a conoscerlo

Negli ultimi anni la grande distribuzione ha ampliato notevolmente l’offerta di prodotti dolcificanti, calorici e non, al punto da rendere sempre più ardua la scelta per il consumatore.

Tale offerta si accompagna a vere e proprie campagne di prevenzione per la salute contro lo zucchero bianco, messo sul banco degli imputati per le conseguenze metaboliche, obesogene ed aggravanti anche il rischio di alcune neoplasie.

Cerchiamo allora di conoscere più da vicino alcuni di questi prodotti alternativi e di capire quanto ci possa essere davvero di vantaggioso nel loro utilizzo.

Il primo ad essere spesso preferito come alternativa al saccarosio è lo zucchero di canna.

Viene ricavato da una pianta tropicale (pertanto risulta poco in linea con la necessità di sostenere l’economia nazionale) e vanta caratteristiche nutrizionali migliori al saccarosio, ovvero risulta ricco di vitamine ed anche alcuni minerali, quali potassio, magnesio e sali di cromo.

Tale caratteristica vale però per lo zucchero di canna solo se “integrale”, in quanto è proprio la lavorazione completamente naturale del succo a mantenere intatte le vitamine; qualsiasi procedimento industriale di raffinazione ne comporterebbe un inevitabile impoverimento.

Per riconoscere facilmente uno zucchero integrale ad hoc basta ricercarne le qualità principali, vale a dire l’aspetto (colore ambrato, granuli eterogenei, consistenza compatta) ed il sapore deciso, con un retrogusto di liquirizia; insomma qualcosa di ben diverso dalle bustine di zucchero di canna che comunemente troviamo al bar!

Precisiamo però che l’apporto calorico dello zucchero di canna e del “fratellastro” saccarosio è identico (4 kcal per ogni grammo di zucchero), quindi la scelta dell’uno o dell’altro tipo incideranno allo stesso modo sulla vostra bilancia.

Un altro sostituto dello zucchero ben conosciuto da molti è il fruttosio puro. Al supermercato tutti abbiamo visto il barattolo almeno una volta e siamo stati tentati di acquistarlo.

Il fruttosio ha sollevato molto interesse negli anni in virtù del suo basso indice glicemico (IG pari a 23) e del suo elevato potere dolcificante, che consente di utilizzarne quantità minori rispetto allo zucchero comune.

Questo ne fa un prodotto molto amato dagli sportivi.

Occorre però sapere che il fruttosio tale quale lo troviamo al supermercato non viene ottenuto dalla frutta, dove lo troviamo naturalmente presente in proporzioni variabili (5-15%), bensì dall’amido di mais.

Già questo dato potrebbe di fatto creare qualche stupore…e forse pochi di voi sanno che il fruttosio non sopprime la grelina, ormone che regola l’appetito, e non aiuta quindi a placare il senso di fame percepito.

Oltre a questi aspetti l’evidenza scientifica correla obesità ed aumento del rischio cardiovascolare ad un eccesso calorico proveniente dal fruttosio, ed in particolare alle bevande dolcificate con fruttosio.

Non viene invece considerato dannoso il fruttosio naturalmente presente nella frutta, a patto di rispettare quantitativi giornalieri in linea con le raccomandazioni istituzionali.

Per tali numerose ragioni l’ADA (The American Diabetes Association), pur conoscendo l’impatto glicemico vantaggioso del fruttosio, ne ha sconsigliato l’uso come dolcificante a chi soffre di diabete.

Senza rattristarci troppo possiamo quindi far ricadere la scelta su altri prodotti, vale a dire lo sciroppo d’acero oppure lo sciroppo d’agave.

Entrambe i prodotti sono di tipo naturale, il primo ricavato appunto dalla pianta dell’acero, il secondo dalla pianta dell’Agave, tipica del Messico (dove rientra tra gli ingredienti per la tequila) e di altri paesi del Sud America.

Lo sciroppo d’acero è costituito in prevalenza di saccarosio (come il comune zucchero bianco) ma risulta molto ricco di sostanze nutritive, soprattutto minerali, e non ha subito processi di raffinazione. Di fatto però risulta allo stesso modo fonte di calorie.

Il succo estratto dall’agave invece risulta molto concentrato in inulina, fibra appartenente al gruppo dei FOS (frutto-oligo-saccaridi), formata da lunghe catene di fruttosio: a seconda della durata e della temperatura di lavorazione del succo d’agave la concentrazione di minerali e di inulina risulterà differente (dal 70 al 90%) e di conseguenza varierà anche l’indice glicemico.

In buona sostanza qui si ripropongono le stesse problematiche sopra esposte sul fruttosio ed è bene sapere che al momento gli studi sul rapporto tra sciroppo d’ agave e diabete sono stati in gran parte condotti solo su cavie da laboratorio e non su essere umani.

In questo articolo abbiamo solamente introdotto un discorso ampio e articolato che però, sin dalle prime battute, può chiarire almeno alcune caratteristiche generali degli zuccheri che normalmente utilizziamo.

Il nostro proposito, anche attraverso il sito di Vaffanciccia, è quello di migliorare la comprensione di ciò che ci nutre, cercando di aumentare la consapevolezza personale proponendovi nozioni merceologiche, nutrizionali e spunti di riflessione usando un linguaggio semplice e diretto.

Affronteremo ancora in modo dettagliato questi argomenti permettendovi così di aumentare la vostra capacità di valutare e scegliere ciò che per voi può essere più o meno utile al conseguimento di una alimentazione equilibrata e ragionata.

A.B.

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Zucca e mele: crema con caprino e crostini di pane integrale http://vaffanciccia.it/crema-di-zucca-e-mele/ http://vaffanciccia.it/crema-di-zucca-e-mele/#respond Wed, 15 Feb 2017 16:32:41 +0000 http://vaffanciccia.it/?p=6246 Zucca e mele: crema con caprino e crostini di pane integrale Spesso le persone che seguono il nostro site alimentare ci scrivono chiedendo aiuto per risparmiare tempo nella preparazione delle pietanze per loro e per i loro cari. Cerchiamo quindi di concentrare il massimo del sapore nel minor tempo possibile, […]

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Zucca e mele: crema con caprino e crostini di pane integrale

Spesso le persone che seguono il nostro site alimentare ci scrivono chiedendo aiuto per risparmiare tempo nella preparazione delle pietanze per loro e per i loro cari.

Cerchiamo quindi di concentrare il massimo del sapore nel minor tempo possibile, consapevoli della vita frenetica di tutti i giorni.

Questa ricetta unisce alla perfezione tutto quello che serve: sapore, originalità, estetica e equilibrio.

Provate a realizzare questo piatto a base di zucca, la sua semplicità è disarmante ma l’effetto scenico e il gusto sono mozzafiato!

Ingredienti:
500 g di zucca gialla e matura
200 g di mele
200 g di pane integrale a fette
200 g di porri
50 g di caprino fresco
olio extravergine di oliva
salvia
sale
pepe

Come fare:

pulire e tagliare a pezzi sia la zucca che la mela.
Lavare e affettare il porro per poi farlo rosolare in una casseruola capiente con pochissimo olio.
Aggiungere ai porri dopo alcuni minuti di cottura la zucca e le mele.
Lasciare rosolare ancora un pochino quindi unire salvia tritata, poco sale e poco pepe.
Ricoprire le verdure con acqua calda e fare cuocere per venti minuti circa a fuoco vivace.
A parte tostare il pane dopo averlo tagliato a cubetti di un centimetro di lato.
Una volta che zucca e mele saranno cotte si frulleranno al mixer insieme al caprino.
Servire accompagnando con i crostini di pane.

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Polpettine di piselli e tempeh in salsa di pomodoro http://vaffanciccia.it/polpettine-piselli-tempeh-salsa-pomodoro/ http://vaffanciccia.it/polpettine-piselli-tempeh-salsa-pomodoro/#respond Wed, 08 Feb 2017 09:13:45 +0000 http://vaffanciccia.it/?p=6235 Continuiamo nella nostra personale esplorazione di cibi “alternativi” come il tempeh, un alimento ricavato dalla soia fermentata con grandi proprietà nutrizionali, ricco di vitamine e fibre, in grado di sostituire validamente la carne. Con questo piatto potete mettere alla prova la vostra fantasia in cucina in quanto è modificabile a […]

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Continuiamo nella nostra personale esplorazione di cibi “alternativi” come il tempeh, un alimento ricavato dalla soia fermentata con grandi proprietà nutrizionali, ricco di vitamine e fibre, in grado di sostituire validamente la carne.

Con questo piatto potete mettere alla prova la vostra fantasia in cucina in quanto è modificabile a vostro gusto, provate il tempeh insieme ai fagioli per esempio oppure cucinatelo con ceci o lenticchie. E’ davvero buonissimo.

Questa ricetta ci aiuta ad organizzare un pasto in modo semplice e molto gustoso in puro stile Vaffanciccia!

Polpettine di piselli e tempeh in salsa di pomodoro

Ingredienti

300 g di tempeh

100 g di piselli

aglio

capperi

prezzemolo tritato

passata di pomodoro

pangrattato

sale

pepe

olio

pane di segale.

come fare:

tritare al coltello il tempeh e metterlo in acqua tiepida per un’ora.

Sbollentare i piselli o cuocerli a vapore.

Mettere i piselli e il tempeh in un mixer, unirvi aglio, capperi e pochissimo sale.

Frullare tutto ricavandone un composto lavorabile con le mani. Qualora fosse troppo morbido aggiungere del pangrattato.

Unire prezzemolo tritato e formare delle polpette della misura di un piccolo uovo.

Schiacciare le polpette dandogli una forma regolare e tenerle da parte.

In una casseruola rosolare appena la cipolla con qualche cappero e un filo d’olio.

Unirvi le polpette facendole rosolare un paio di minuti per lato.

 

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Se volete più informazioni sul tempeh leggete qui.

 

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L’importanza di respirare, la tecnica del palloncino http://vaffanciccia.it/limportanza-respirare-la-tecnica-del-palloncino/ http://vaffanciccia.it/limportanza-respirare-la-tecnica-del-palloncino/#comments Mon, 06 Feb 2017 17:07:44 +0000 http://vaffanciccia.it/?p=6230 L’importanza di respirare, la tecnica del palloncino Respirare è un’azione fondamentale per la sopravvivenza del nostro organismo. Respirare per noi è automatico, ma spesso non lo facciamo nel modo corretto al fine di migliorare la funzionalità e le sensazioni di benessere del nostro corpo. Spesso e volentieri ci sentiamo affannati, […]

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L’importanza di respirare, la tecnica del palloncino

Respirare è un’azione fondamentale per la sopravvivenza del nostro organismo.

Respirare per noi è automatico, ma spesso non lo facciamo nel modo corretto al fine di migliorare la funzionalità e le sensazioni di benessere del nostro corpo.

Spesso e volentieri ci sentiamo affannati, col fiato corto o addirittura senza fiato anche senza fare chissà quale sforzo fisico; questo succede (salvo patologie) perché non siamo più abituati a respirare a fondo per nutrire il nostro corpo di quell’aria così vitale e perché utilizziamo solo in piccola parte le nostre capacità respiratorie.

C’è una differenza tra la respirazione alta e la respirazione bassa: la prima coinvolge principalmente le coste, le clavicole e le spalle che inspirando si innalzano, si contrae l’addome e di conseguenza si abbassa il diaframma. Mentre la seconda, anche detta respirazione addominale o diaframmatica, coinvolge principalmente il diaframma che, entrando in funzione e abbassandosi notevolmente, lascia maggiore spazio ai polmoni consentendo una migliore ossigenazione.

Respirando meglio anche la nostra salute ne trova giovamento: siamo più sani, più forti, meno crucciati e più sereni. Quando ci sentiamo stanchi e stressati è un segno che nel corpo e nella mente non c’è sufficiente ossigeno: è proprio l’ossigeno, infatti, che permette al nostro cervello di lavorare correttamente.

Se la respirazione non è adeguata, nel nostro sangue ristagnano inoltre tossine che possono danneggiare le nostre funzioni vitali.

Come possiamo fare per per migliorare e potenziare la nostra respirazione al fine di stare meglio? Sicuramente in primis ci possiamo rivolgere a persone qualificate nell’insegnamento della respirazione!

Nel nostro quotidiano possiamo però applicare alcune piccole regole che ci aiutino a respirare meglio: all’inizio ci vogliono attenzione e concentrazione, in seguito, il nostro corpo acquisirà l’automatismo corretto .. ma come in ogni cosa ci vogliono allenamento e costanza!

Ecco un esercizio che possiamo fare per iniziare a respirare meglio: ci sdraiamo a pancia in su (in una posizione comoda) e chiudiamo gli occhi concentrandoci su come respiriamo abitualmente, senza pensarci. Cerchiamo di comprendere fin dove l’aria “scende” nel nostro corpo, poi proviamo a capire se mentre respiriamo solleviamo le spalle e il torace, se soffiare l’aria fuori dai polmoni è uno sforzo, oppure no …

Una volta compreso com’è strutturato il nostro respiro “abituale”, immaginiamo il nostro addome come un palloncino: quando inspiriamo dobbiamo gonfiare il palloncino più possibile spingendo l’aria fino in fondo al nostro addome (fino ad arrivare nel nostro immaginario alla zona pelvica).

Quando invece espiriamo dobbiamo svuotare il palloncino completamente.

Di conseguenza il nostro addome si gonfierà durante l’inspirazione e si sgonfierà durante l’espirazione.

Possiamo aiutarci tenendo una mano appoggiata al nostro addome per verificare che questo gonfia/sgonfia avvenga effettivamente; l’altra mano appoggiata sul torace dovrà invece muoversi in modo quasi impercettibile.

Inizialmente dobbiamo limitarci a qualche ciclo di respirazione poiché l’ossigeno, che arriverà in quantità maggiore rispetto al solito, ci potrà “dare alla testa” facendocela girare un po’!

Giorno per giorno aumenteremo questo esercizio di qualche ciclo respiratorio fino a che, divenuta un’abitudine, cominceremo a respirare automaticamente nel modo più corretto e più utile al nostro benessere.

Questa pratica torna utile soprattutto nei momenti in cui la fame ci assale: concentrandoci sulla respirazione e sul nostro corpo, possiamo riuscire a distrarre l’attenzione da quel senso di ansia e stress dovuto alla “fame feroce”, a cui difficilmente resistiamo!

Questo è solo un primo passo per scoprire i benefici della respirazione!

Il consiglio è di scrivere i miglioramenti che percepiamo giorno per giorno, per capire se stiamo agendo nel modo corretto e soprattutto se stiamo ottenendo qualche buon risultato!

Buona respirazione!

MR

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Padellata di quinoa e fagioli rossi http://vaffanciccia.it/padellata-quinoa-fagioli-rossi/ http://vaffanciccia.it/padellata-quinoa-fagioli-rossi/#respond Wed, 01 Feb 2017 08:10:05 +0000 http://vaffanciccia.it/?p=6226 Padellata di quinoa e fagioli rossi la quinoa è un super alimento, lo inseriamo nella famiglia dei cereali anche se non è un vero e proprio cereale. Poco importa cosa sia, quello che conta è che fa bene, nutre, fortifica, rende gustosi i nostri piatti e ci aiuta ad equilibrare […]

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Padellata di quinoa e fagioli rossi

la quinoa è un super alimento, lo inseriamo nella famiglia dei cereali anche se non è un vero e proprio cereale.

Poco importa cosa sia, quello che conta è che fa bene, nutre, fortifica, rende gustosi i nostri piatti e ci aiuta ad equilibrare i nostri piatti.

la proposta di oggi è vegetariana: abbiamo abbinato la quinoa ai fagioli e il risultato è davvero gustoso quanto semplice da realizzare!

ingredienti:

Quinoa Reale

Cipolla

Aglio

Fagioli rossi

acciughe

gomasio

prezzemolo tritato

olio extravergine di oliva

paprica dolce

Come fare:

in una padella rosolare con un filo di olio un trito di prezzemolo, acciuga, aglio e cipolla.

Aggiungere successivamente la quinoa tenuta a bagno un paio d’ore affinché possa cuocere più rapidamente.

Fare rosolare il tutto asciugando gli ingredienti.

Aggiungere i fagioli rossi e ricoprire a filo con acqua calda.

Fare cuocere a cottura della quinoa.

Disporre nel piatto di servizio decorando con poco gomasio, prezzemolo tritato e un filo di olio extravergine di oliva a crudo.

 

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Insalata di miglio cetrioli e mele http://vaffanciccia.it/insalata-miglio-cetrioli-mele/ http://vaffanciccia.it/insalata-miglio-cetrioli-mele/#respond Mon, 30 Jan 2017 14:54:44 +0000 http://vaffanciccia.it/?p=6219 Insalata di miglio cetrioli e mele Il miglio è un cereale poco usato in cucina, è gustoso quanto semplice da preparare. Una valida e semplice preparazione è quella che vi proponiamo oggi e potete, come sempre, cercare di personalizzare il piatto rendendolo più ricco e colorato. L’unico limite è la […]

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Insalata di miglio cetrioli e mele

Il miglio è un cereale poco usato in cucina, è gustoso quanto semplice da preparare.
Una valida e semplice preparazione è quella che vi proponiamo oggi e potete, come sempre, cercare di personalizzare il piatto rendendolo più ricco e colorato.

L’unico limite è la vostra fantasia, oltre che le regole di Vaffanciccia!
Ingredienti:

Miglio bollito ( 1 parte di miglio, 3 parti di acqua – 20 minuti dal momento del bollore)
Mele
Cetrioli
Olio extravergine di oliva
Noce moscata
Prezzemolo tritato
Succo di un limone
Sale

Come fare:

bollire il miglio per una ventina di minuti dopo averlo tenuto in ammollo per otto ore almeno.

Scolarlo, condirlo con pochissimo olio e lasciare raffreddare.

A parte preparare una mirepoix di mele e cetrioli ( tutto lavato con cura e lasciato con la buccia).

Preparare una citronette emulsionando il succo di limone, poco sale, la noce moscata e un filo d’olio.

Condire ora il miglio con il misto di verdure e la citronette.
Lasciare a riposo per qualche tempo prima di servire in coppette individuali.

 

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Dieta: l’importanza della prima colazione http://vaffanciccia.it/dieta-limportanza-della-colazione/ http://vaffanciccia.it/dieta-limportanza-della-colazione/#comments Thu, 19 Jan 2017 07:26:18 +0000 http://vaffanciccia.it/?p=6196 L’importanza della prima colazione Quando si parla di corretta alimentazione si sente spesso dire che la prima colazione svolge un ruolo importante nella giornata alimentare. È vero: la colazione serve al nostro organismo e deve essere organizzata in modo bilanciato per sfruttarne al meglio i benefici. Innanzitutto va detto che […]

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L’importanza della prima colazione

Quando si parla di corretta alimentazione si sente spesso dire che la prima colazione svolge un ruolo importante nella giornata alimentare.
È vero: la colazione serve al nostro organismo e deve essere organizzata in modo bilanciato per sfruttarne al meglio i benefici.

Innanzitutto va detto che la colazione è il primo pasto vero e proprio della giornata e dovrebbe apportare all’incirca il 20-25% della calorie giornaliere.
A livello metabolico, l’energia introdotta con la colazione aiuta a “risvegliare” il metabolismo dopo il riposo notturno, rendendolo più attivo ed efficiente, proprio come se ci fermassimo con l’automobile in riserva a fare il pieno di carburante.

Spesso le persone inappetenti o disabituate a fare colazione sono anche le più propense ad avere qualche chilo di troppo: studi attestano un aumento di peso di circa 2-3 kg/anno in chi salta la colazione rispetto a chi la consuma regolarmente.

Questo eccesso di peso è una diretta conseguenza sia del rallentato metabolismo, dovuto ad un digiuno che si protrae dalla cena fino al pranzo del giorno successivo, sia perché spesso si arriva all’ora di pranzo con un appetito poi difficile da controllare.

In termini nutrizionali, la prima colazione deve risultare un pasto di volume inferiore da quello del pranzo e della cena ma tuttavia ben più sostanzioso di un semplice caffè bevuto di corsa ed allo stesso tempo differente dal classico cornetto e cappuccino di una colazione al bar.

Come dobbiamo allora impostare la prima colazione affinché risulti bilanciata?

Sicuramente dovremo prevedere una parte solida, che impegni la masticazione: in tal senso possono risultare idonei vari prodotti quali le fette biscottate, classiche o meglio ancora se di tipo integrale, cereali integrali (farro, avena, frumento), formelle o riccioli di crusca (preferibilmente da coltivazioni biologiche) oppure del semplice pane integrale o di segale o ai cereali.

Come vedete, è preferibile la scelta di prodotti con un ridotto contenuto in grassi ed arricchiti in fibre (o preservati nel contenuto di fibre già presenti nell’alimento stesso), piuttosto che prodotti raffinati.

Le fibre risultano infatti benefiche per la regolarità intestinale ma anche per garantire un prolungato senso di sazietà nell’arco della mattinata, con un rilascio di energia graduale, senza bruschi rialzi o abbassamenti della glicemia.

Affinché la colazione risulti bilanciata, oltre alla componente solida occorre prevedere un alimento proteico, quale può essere la scelta del latte parzialmente scremato oppure dello yogurt magro naturale o alla frutta.

Per chi desiderasse sostituire il latte vaccino ed i suoi derivati, per scelta personale o per ragioni di salute, una valida alternativa è rappresentata da latte o yogurt di capra (parzialmente scremato), assai più digeribile rispetto al latte vaccino, oppure da latte o yogurt di soia.

Nella grande distribuzione sarà facile reperire molti tipi di latti vegetali (riso, kamut, farro, mandorla, ecc.) ma occorre precisare che tutti questi tipi di latte risultano contenere una quantità solo minima di proteine, con una prevalenza invece di zuccheri (leggere l’etichetta per credere!).

Questa sostanziale differenza tra latte di soia e altri tipi di latte vegetale deriva dal fatto che la soia è un legume ad alto contenuto in proteine, mentre riso, kamut, farro, mandorla ne contengono in quantità assai ridotta.

Per gli amanti del gusto salato, è possibile sostituire latte o yogurt con affettato magro (es. 2 fette medie sgrassate di prosciutto) o con un uovo o solo con albumi strapazzati, con le dovute precauzioni.

La scelta del salume a colazione può andar bene ma solo se alternata con altre scelte: le linee guida invitano infatti ad un consumo ridotto di questi alimenti per via dei processi industriali a cui sono sottoposti.

L’opzione invece dell’uovo strapazzato richiede attenzione nell’uso di condimento, evitando l’uso di grassi saturi (es. burro) e senza eccessi di olio in cottura (es. uovo fritto); attenzione in particolare alla scelta dell’uovo a colazione se gli esami del sangue attestano valori alterati di colesterolo: in questo caso, meglio preferire il consumo solo dell’albume, che non comporta nessun tipo di rischio.

Per completare la colazione è possibile aggiungere secondo gusto personale una tazza di tè (classico o deteinato) o di infuso, un caffè (espresso, moka, americano, decaffeinato o d’orzo) evitando l’aggiunta dello zucchero.

A.B.

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